La nascita dell'artista moderno occidentale.

 

Esistono delle unità di misura insindacabili capaci di stabilire cos’è arte e cos’è artigianato?
Ci si può appellare alla funzionalità dell’oggetto creato: l’artigiano, si dice, crea oggetti con un valore d’uso specifico, mentre l’opera dell’artista ha un valore puramente estetico e decorativo. Accettando una simile differenziazione, ci troveremmo a dover considerare arte qualsiasi produzione ornamentale e a negare l’artisticità di qualsiasi opera che abbia una funzione materiale ben definita. Senza contare che l’ornamentalità può essere considerata un valore d’uso di per se e anche la fruizione artistica risponde ad un fabbisogno, sia pure spirituale.
Cosa dire delle opere architettoniche di pregio che rispondono a determinati canoni estetici, ma non per questo rinunciano ad essere materialmente utilizzate?
Inoltre, oggi, consideriamo arte i vasi greci o arabi antichi, assegnando loro un posto di rilievo nei musei, mentre un vaso in ceramica realizzato da un artista contemporaneo viene definito di design. Quasi tutta l'arte islamica tradizionale è aniconica e ricade nella categoria mestieri o arti decorative: tappeti persiani, ceramica, mosaici , vetro smaltato; tutto impreziosito da elementi e segni di arte decorativa.
Tuttavia, in numerose culture, non esiste alcuna differenza tra arte e artigianato. Ad esempio, tribù di nativi americani non fanno distinzione tra arte ed artigianato. Infatti, gli elementi come mocassini, erano finemente decorati e indossati solo in occasioni speciali, negli affari tribali.
Una differenza concreta tra arte ed artigianato, non suscettibile di condizionamenti soggettivi è data dall’opposta prospettiva temporale.
L’arte è continua ricerca, anche quando si rivolge al passato; l’artigianato è conservativo, tende alla preservazione dei canoni nel tempo.
L’artista guarda il maestro con l’intenzione di superarlo nella concezione; l’artigiano, invece, vorrebbe raggiungere un’uguale o maggiore perizia tecnica.
L’arte è la sublimazione dell’artigianato, che si compie quando all’abilità tecnica si aggiunge un valore spirituale capace di trascendere l’oggettualità.
Cosa è artistico nella produzione contemporanea non sta a noi stabilirlo, ma quello che riguarda la ricerca estetica è d’obbligo distinguerla dall’artigianato artistico.
Come è considerata l’arte dalle persone comuni? 
Un primo nodo cruciale è stabilire se esiste un livello di profondità che differenzi l’artigianato dall’arte, l’artista dall’artigiano. 
Una distinzione tra queste due figure avrebbe ripercussioni importanti sui modelli di cultura. Non si tratterebbe di decidere fra arte e non-arte, ma di rivedere la figura dell’artista nella società attuale:
Artista 
1. Soggetto -> azione -> oggetto. 
2. Artista -> espressione -> creazione di opere. 
3. Artista -> espressione estetica dell’interiorità umana -> trasmissione di messaggi ed emozioni soggettive -> creazione dell’opera d’arte. 
Artigiano 
1. Soggetto -> azione -> oggetto. 
2. Artigiano -> produzione o trasformazione -> produzione di manufatti. 
3. Artigiano (esperto della tecnica) -> espressione della tradizione e della conservazione dell’artigianato → oggetto funzionale alla quotidianità (manufatto). 
Una prima distinzione riguarda la creatività, la capacità di realizzare qualcosa di nuovo o di addentrarsi in mondi inesplorati. L'opera d'arte quando è imitata, standardizzata e ripetuta diventa artigianato, perché non appartiene alla creatività di chi l'ha realizzata, l'artigiano ha solo risolto problemi tecnici. Paradossalmente è solo dopo molto artigianato, in senso di tecnica, che si diventa artisti; Leonardo senza passare dalla bottega del Verrocchio non sarebbe diventato Leonardo. Le emozioni sono un altro spartiacque, gli stati d'animo non sono espressi dall'artigianato nella stessa misura e intensità dell'arte. Spiritualità, amore, passione, estasi, dolore, commozione, allegria.  Poi lo stupore, la paura, la soggezione: si pensi alle statue colossali degli Dei oppure ai faraoni e agli imperatori divinizzati.  Le emozioni hanno consentito all'arte di essere utilizzata come strumento di potere, la Cappella Sistina e Versailles sono ancora li a testimoniarlo.
Ma le emozioni non sempre sono immediate; attraverso i secoli, ha assunto un ruolo decisivo la critica. La modernità implica l'essere educati all'arte per riuscire a provare emozioni.
In tutti i campi della vita, la cultura, è fondamentale. Quella più profonda s'insinua nelle menti curiose, perché, come diceva Federico Zeri"Ognuno vede quello che sa" (si potrebbe anche dire che si ama solo ciò che si conosce).
Esempi terra-terra: 
Se non hai studiato, quando vedi un bagolaro, dici di vedere un "albero". 
Se non hai studiato e vedi una gardenia, dici di vedere un "fiore".
Se non hai studiato e vedi un bengalese, dici di vedere un "marocchino".
Esempio più evoluto:
Se non hai studiato il Cubismo, fai come Totò che sputa nell'occhio dell'estimatore di Picasso.
Incomincia a profilarsi la figura del critico d'arte non più soltanto come studioso o divulgatore ma anche come "maieuta" inteso come colui che aiuta l'artista a sviluppare le proprie idee potenziali, attraverso un determinato percorso tracciato dal critico stesso.
Con Marcel Duchamp si fa il salto definitivo, il concetto stesso di arte è rivoluzionato.
Dalla realizzazione, dalla fattura, dalla perfezione dell'esecuzione si passa alla centralità dell’artista. Nasce l'arte concettuale: idee e concetti prevalgono sull'aspetto formale.
Non si critica più l'opera, il suo significato, ma si risale ai significati reconditi che l'artista ,in quanto intellettuale ,voleva esprimere. Tutto diventa simbolico, da un particolare si estrae un universo. Prevale la dialettica sulla logica. Ogni spettatore, cercando di dare la sua interpretazione del pensiero dell'artista, attribuisce dei valori che rispecchiano il proprio vissuto e la propria sensibilità.
Essendo l'arte diventata dialettica e non logica, abbandona la prospettiva e ritorna agli aspetti primordiali, all'originalità. Gli artisti devono continuamente inventare e cercare il loro filone, possedere una buona mano conta sempre di meno rispetto all'idea nuova, alla strada mai percorsa prima. Tutto ciò permette ampia libertà creativa ma produce artisti assolutamente legati all’idea che funziona, che vende. “Questo lo potevo fare anche io”, è il dilemma che affligge moltissimi fruitori dell’arte contemporanea, spesso addetti ai lavori, che si arrovellano il cervello alla ricerca di quell’ idea semplice e funzionale che potrebbe cambiare la vita, fare raggiungere il successo.
E’ difficile definire anche che cos’è arte al giorno d’oggi.
Sarebbe opportuno per l’artista conoscere, immedesimarsi con la concretezza di una realtà lavorativa artigianale.
Crescere con questa, per capire e conoscere a fondo il materiale.
Così l’artista, attraverso le capacità creative uniche che lo contraddistinguono, potrà dare il proprio apporto creativo per sviluppare un futuro teso al miglioramento di quel particolare materiale, all’elevazione spirituale, magari, intraprendendo nuove strade alternative, utili per il bene di tutta la comunità.
Questa, per me, dovrebbe essere la funzione dell’artista: non un personaggio secondario, suppellettile fine a se stesso, concetto a se stante, modaiolo cavalcante l’onda; ma fondamentale, in prima linea, produttore di idee feconde, di energie nuove, di miglioramenti.