La nascita dell'artista moderno occidentale.

 

A seguito del notevole prestigio raggiunto da alcune categorie di artisti-artigiani, queste iniziarono a staccarsi dalle corporazioni tradizionali, rivendicando la nobiltà intellettuale del loro lavoro.
Questa scissione si concretizzò con la fondazione dell’Accademia delle Arti e del Disegno, istituita nel 1563 da Cosimo de’ Medici, su suggerimento di Giorgio Vasari.
Le Accademie ebbero, come base, lo studio scientifico-naturalistico, non più quello di maniera, tipico della bottega,
L’importanza delle Accademie nell’emancipazione di un’artista, almeno nelle fasi iniziali, è fuori di dubbio; per quanto concerne, invece, la loro valenza didattica, si avanzano molte perplessità. Alcuni sostengono che i più grandi geni artistici del tempo si erano formati tutti nelle botteghe, mentre, dopo la nascita delle accademie, se ne videro ben pochi. 
Esempio fra tutti, Caravaggio, formatosi anche lui in una bottega. 
Nelle botteghe gli apprendisti iniziavano sin da piccoli, negli anni migliori per sviluppare e affinare un talento, mentre nelle Accademie si accedeva in età più avanzata e chi vi entrava senza avere maturato l’esperienza della bottega, rischiava di lasciarsi alle spalle gran parte della propria forza creativa. Mi viene spontaneo rivolgere il pensiero a quella che è la situazione attuale in merito. I bambini vengono introdotti all’arte del disegno solo nella scuola dell’infanzia. Dalla prima elementare in poi è una pratica che si va via via perdendo. Il giovane che arriva all’Accademia d’Arte è portato da una presunta propria capacità artistica che non si è ancora sviluppata a dovere, negli anni in cui dovrebbe essere già approfondita. Gli esiti finali sono piuttosto evidenti: ciò che produce lo studio accademico oggi è una schiera di conoscitori d’arte, piuttosto che veri geni artistici.
E’ nel rinascimento che l’artista diventa di moda, più della sua stessa arte che, da strumento di culto, si trasforma in oggetto di culto.
Una testimonianza è l’interesse che scaturì per gli schizzi, i bozzetti e tutto ciò che è incompiuto che esprimeva la convinzione che la genialità non è mai esprimibile fino in fondo. L’artista impossibilitato a esprimersi appieno è il primo passo verso la figura del genio incompreso, che diventerà un cliché nei secoli successivi.
L’insegnamento artistico nelle Accademie diventò sempre più elitario, riservato ad artisti abbienti, scelti proprio in base alle proprie condizioni sociali, mentre alle botteghe potevano accedere giovani di qualsiasi ceto sociale, purché dotati di talento artistico.
Con la nascita delle università e delle accademie si è pensato che si potesse insegnare l’arte, ma l’arte non si può insegnare.
La tecnica viene trasmessa dall’insegnante all’allievo ed è questo assunto che rende la tecnica un sapere insegnato/appreso. La manifestazione dell’arte rimane un enigma.