Hieronymus Bosch.

 

Nessun personaggio sembrerebbe più indicato di Hieronymus Bosch a rappresentare l’artista del passato, male interpretato ed esageratamente psicanalizzato da studiosi contemporanei.
Nato a 's-Hertogenbosch, Brabant (ora nei Paesi Bassi), intorno al 1450, era un pittore nord-europea del tardo Medioevo. 
Etichettato artista maledetto, dalla critica contemporanea, ma collezionato da Filippo II di Spagna e dal Duca D’Alba, terrori della riforma e di qualsiasi arte, considerata ai tempi, degenerata. Tra l’altro, Bosch, faceva parte di un’importantissima confraternita religiosa della sua città, dedita al culto della Vergine. Le figure mostruose e i temi che troviamo nelle sue opere non si differenziano molto da quelle di altri artisti o miniaturisti del periodo. A complicare una facile definizione dell’opera dell’artista è la mancanza di datazione precisa dei lavori. Anche per quanto riguarda lo stile pittorico, non aulico e ricco di finezze e attenzione nei particolari, secondo gli alti canoni fiamminghi, ma piatto e privo di dettagli minuti.
Io  lo definirei essenziale, per quella che probabilmente era la sua volontà, cioè di guardare maggiormente  al contenuto ed all’immediatezza del messaggio nell’immagine, piuttosto che soffermarsi in virtuosismi esteticamente piacevoli.

Evidente era la piena coscienza di se come artista ingegnoso e libero: nel disegno il campo ha gli occhi, il bosco ha orecchi, appare l’iscrizione MISERRIMI QUIPPE EST INGENII SEMPER UTI INVENTIS ET NUMQUAM INVENIENDIS , senza dubbio è proprio degli spiriti miserabili servirsi delle idee altrui piuttosto che crearne di proprie).
L’opera di Bosch mi ha sempre e da subito colpito, sin dal primo incontro, un amore viscerale e forte, un legame, un ponte con l’artista.  Sentivo uno spirito affine, vedevo, e ancora adesso vedo, il mondo come i suoi quadri.
Il Giardino delle Delizie raffigura il declino del mondo a causa del peccato, in primo luogo la lussuria. Un bellissimo giardino diventa un buio incubo di fuoco nell'ultimo panello di questo trittico. Questo lavoro, come molti dei suoi pezzi, serve come una lezione visiva sulla morale.
Ho visitato il museo del Prado a Madrid circa vent’anni fa e, ancora oggi, ricordo l’emozione che ho provato trovandomi davanti al Giardino delle Delizie. Sono rimasto pietrificato quasi un’ora a osservare l’opera, mi ci sono catapultato all’interno, è stata un’esperienza indimenticabile. La forza dei personaggi, i colori, l’atmosfera, non sono minimamente paragonabili con l’emozione data dagli effetti speciali di un film fantasy.

La differenza fra i lavori di quest’uomo e quelli degli altri consiste, secondo me, nel fatto che gli altri cercano di dipingere gli uomini così come appaiono di fuori, mentre lui ha il coraggio di dipingerli quali sono dentro, nell’interno.
J.de Siguenca. (1605) Storia dell’Ordine di San Geronimo.